Alzheimer, a Basilicanova il primo incontro per operatori e familiari

L’Alzheimer si prende la ragione, ma non potrà mai prendersi le emozioni. Ed è proprio lì, in quello spazio inviolabile della natura umana, che si può stabilire un contatto con chi vive una realtà diversa.

Per parlare “con il cuore” c’è il metodo Validation, inventato negli anni ’80 dalla tedesca Naomi Feil. Figlia di un direttore di una casa per anziani e di un’assistente sociale, Feil ha passato la sua vita a contatto con chi soffre di deterioramento cognitivo degenerativo, che lei preferisce chiamare “disorientamento”, sviluppando un approccio basato sulla “accoglienza”.
Validation è stato al centro del Caffè Alzheimer che si è svolto lunedì 22 maggio al Circolo “Il Rugantino” di Basilicanova, il primo incontro del percorso con esperti e di gruppo messo a punto da Pedemontana Sociale per dare un aiuto in più, oltre ai normali servizi, alle famiglie e agli operatori alle prese con questa crudele malattia.
A spiegare l’approccio comunicativo basato sulle emozioni è intervenuta Vania Martinelli dell’associazione Agape Avo, docente di Validation. «Abbiamo potuto conoscere questo metodo durante un convengo a Trento e ci ha colpito molto. Per questo abbiamo pensato di proporlo ai cittadini ed agli operatori del nostro territorio», ha esordito Emiliano Pavarani, responsabile Area Adulti, Disabili e Anziani di Pedemontana Sociale, introducendo la relatrice.
Martinelli ha subito posto l’accento sul fatto che il malato di Alzheimer «è una persona spaventata, che soffre e si arrabbia perché vorrebbe fare tutto, ma non ci riesce. Diventa aggressivo per paura e arrivato nella fase avanzata si chiude in se stesso per sentirsi più protetto». Per questo occorre «un approccio empatico, capace di generare fiducia, ridurre l’ansia e ristabilire la dignità».
Validation significa “convalidare”, dare un valore all’altro, e proprio per questo bisogna evitare di “imbrogliare” l’anziano, per esempio quando cerca la madre, con frasi del tipo «dopo ti ci porto». Non si deve nemmeno cercare di distrarlo dai suoi discorsi, né minimizzare le sue affermazioni o rivolgersi a lui in modo infantile. «Anche quando non ricorda il vostro nome – ha detto l’esperta – non occorre insistere, perché non ce la fa. So che per voi può essere difficile, perché si ha bisogno di un riconoscimento, ma se vi chiama mamma, prendetelo come un regalo, perché la mamma è la persona che si ama di più nella vita. E se chiede di tornare a casa, non è perché gli mancano i mattoni. Gli manca quello che significa: l’ambiente, la famiglia, la serenità. Bisogna rendersi conto che vive in un’altra realtà, ed è lì che dobbiamo andare noi».
La docente ha più volte sottolineato la necessità di guardare il malato negli occhi, di fargli una carezza, perché lo sguardo e il corpo non mentono mai: «Loro ci osservano, ci capiscono subito. Non possiamo ingannarli. I pregiudizi sono soltanto nostri, e non dobbiamo averne, dobbiamo essere autentici. Solo così ci faranno entrare nel loro mondo in modo grazioso. Sono contenti quando qualcuno gli sta vicino e ce lo fanno capire con un sorriso».
Martinelli ha portato degli esempi su come approcciare i malati di Alzheimer raccontando delle esperienze toccanti, “convalidate”, è proprio il caso di dirlo, dagli operatori e dai familiari dei malati presenti in sala, che hanno condiviso con lei le loro esperienze quotidiane. Un confronto emozionante che si è concluso con un buon caffè, come vuole la tradizione.
Gli incontri con gli esperti di Caffè Alzheimer riprenderanno dopo la pausa estiva, lunedì 18 settembre, con Sandra Copelli, psicologa del Centro Disturbi Cognitivi dell’Ausl di Parma, che affronterà il tema del “Cambiamento dell’immagine della persona nella malattia. Bisogni e difficoltà dei familiari”.
Il programma completo e le informazioni sugli incontri di mutuo aiuto, sono disponibili sul sito dell’Unione Pedemontana Parmense, www.unionepedemontana.pr.it, nella sottosezione “Progetti” all’interno della sezione “Pedemontana Sociale”.