L’Invecchiamento Normale

L’invecchiamento cerebrale è un processo biologico che ha inizio già intorno ai 30 anni e si caratterizza per una lenta e progressiva riduzione del numero delle cellule principali del nostro sistema nervoso (neuroni), del loro funzionamento e delle loro connessioni (sinapsi). Il cervello umano possiede dai 20 ai 100 miliardi di neuroni e di questi se ne perdono circa 10.000 al giorno fino ai 25 anni e 100.000 dai 25 ai 45 anni. Oltre tale età, la perdita aumenta ulteriormente e, con il passare del tempo, il cervello riduce le proprie dimensioni, andando incontro ad un processo di atrofia.

Questo andamento fisiologico non comporta inevitabilmente una compromissione delle funzioni cognitive che possono rimanere integre anche in età avanzata. Talvolta invece si assiste ad una fisiologica riduzione della memoria, in particolare della capacità di memorizzare nuove informazioni, e dell’abilità di mantenere l’attenzione o la concentrazione.

Tali disturbi non configurano  necessariamente un processo patologico del sistema nervoso centrale, ma possono essere l’espressione di un cervello che risente del normale invecchiamento.

Per saperne di più…

La prevenzione dei disturbi cognitivi si basa sull’adeguamento del proprio stile di vita e sull’osservazione di alcune semplici regole di seguito riportate:

  • Svolgere una regolare attività fisica, mentale e di relazione
  • Controllare i principali fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, obesità)
  • Seguire una dieta ricca di frutta e verdura che garantisca anche un adeguato apporto di vitamina E, C, B12 ed acido folico
  • Controllare i disturbi sensoriali (vista, udito)
  • Prevenire e trattare l’apnea ostruttiva notturna ed osservare una corretta igiene del sonno
  • Trattare i disturbi dell’umore
  • Evitare l’abuso di alcol ed il fumo
  • Limitare l’assunzione di farmaci potenzialmente dannosi per le funzioni cognitive (in particolare farmaci sedativi)

I progressi scientifici sono riusciti a dimostrare che vi è una fase “preclinica” che può precedere l’esordio della demenza anche di molti anni in cui vi sono modificazioni biologiche del nostro cervello in assenza di disturbi cognitivi clinicamente evidenti. A questa segue una fase “clinica” che si caratterizza per la presenza di una iniziale compromissione cognitiva clinicamente valutabile e superiore a quella attesa per età e scolarità, che non interferisce però con la capacità di svolgere autonomamente le attività della vita quotidiana.

Identificare le fasi che precedono il deterioramento cognitivo conclamato ed effettuare gli accertamenti adeguati per un corretto inquadramento diagnostico già dai primi sintomi, permette di poter effettuare un intervento assistenziale e terapeutico precoce.

Agire precocemente può condurre ad un significativo beneficio cognitivo e comportamentale, e ritardare la perdita di autonomia funzionale e l’eventuale istituzionalizzazione.

Inoltre sottoporsi precocemente ad una visita specialistica può permettere di individuare cause reversibili di declino cognitivo, ridurre l’ansia e la preoccupazione del paziente e dei propri familiari aiutandoli a comprendere meglio ciò che accade ed insegnando loro le migliori strategie di gestione dei problemi. La diagnosi precoce può anche permettere al paziente di partecipare ai sempre più diffusi protocolli di ricerca sperimentale che hanno come obiettivo quello di trovare un trattamento utilizzabile nelle fasi iniziali di malattia, così da poter interrompere precocemente il processo degenerativo.

Non da ultimo, un inquadramento diagnostico tempestivo può permettere al soggetto di pianificare anticipatamente eventuali azioni finanziarie o legali.